“Reina Pamela Berganio, La dichiariamo dottoressa di Architettura”

E’ nata nelle Filippine il 27 dicembre 1986. E’ arrivata a Firenze, Italia quando aveva 9 anni. Come gli altri minori che arrivano in Italia, è entrata in terza elementare anzicchè in quinta perché non sapeva l’ italiano. Il preside e le maestre erano preoccupati ma dopo soli 2 mesi, leggendo le riviste di Topolino e facendosi aiutare da una ragazza per le ripetizioni, ha imparato velocemente la lingua italiana. Era sempre stata brava a scuola fin da piccola, in Filippine ha vinto molti concorsi di QuizBee mentre qui in Italia ha partecipato a diverse gare di disegno (vincendone una), alle olimpiadi di Archimede e al Certamen di latino. Inoltre è sempre stata attiva nelle attività scolastiche quali le mostre di arte, ha esposto a scuola un suo dipinto di Jan Van Eyck e alcuni disegni a mano libera.

Insomma, con un po’ di buona volontà, ce l’ ha fatta ed è stato tutto in salita. Questa è la storia di Dottoressa Reina Pamela Berganio, la neolaureata in Architettura.

Ci racconti un po’ cos’è successo il giorno della tua laurea? Le tue emozioni, le tue paure e le tue aspettative? Come lo immaginavi?

E' stato uno dei giorni più belli della mia vita, non tanto per la giornata in sé, ma immaginare di aver raggiunto finalmente il mio traguardo dopo tante fatiche è stato elettrizzante. Eravamo 9 ragazzi laureandi, di cui molti erano più grandi di me, abbiamo disteso le nostre tavole di disegno sui banchi, assieme al modello e alla relazione e uno ad uno la commissione ci ha fatti parlare del nostro progetto. Ero la numero 6, non avevo paura, ma ansia. Ansia di rimanere in silenzio per l’ emozione e ansia di dire stupidaggini. Invece tutto è filato liscio, il mio relatore mi ha anche aiutata a calmarmi, facendo una breve presentazione del mio progetto.

Quale erano le tue preparazioni per questa giornata più attesa non solo da te ma anche dai tuoi genitori?

Il giorno della tesi è stato il culmine del mio esaurimento nervoso. Ho dovuto rifare un progetto da capo e per riuscire a finire tutto, ci ho messo solo un mese e mezzo (di solito ci si mette 4 mesi minimo), dormendo 3-4 ore al giorno. Avevo paura di non farcela, sicchè sono tornata dai miei per un mese per lavorare meglio, almeno c’ era mamma che mi preparava da mangiare. Infatti mangiavo e dormivo davanti al pc. Per il modello invece mi ha aiutata tantissimo mio daddy. È stata una corsa faticosa ma ce l’ ho fatta grazie a loro.

C’è un momento particolare quel giorno che non dimenticherai mai? Qual è?

Il momento più bello è stato sicuramente quando mi hanno chiamata per la votazione e per le congratulazioni. “La dichiariamo dottoressa di Architettura” è la frase che mi ha fatto commuovere perché per un attimo ho ripensato agli anni passati e non avrei mai immaginato di farcela, di arrivare a questo giorno tanto atteso. Ho abbracciato in primis il mio relatore e correlatore, è grazie a loro che ho finito il progetto al tempo record. Poi ovviamente la mia famiglia e i miei amici. Avere la corona d’ alloro in testa mi ha dato una sensazione di liberazione. Finalmente anch’ io ero tra quei dottori.

Come ti senti ora che hai finito gli studi?

Sollevata… ora infatti mi sto prendendo qualche giorno di relax. Erano più di vent’ anni che studiavo, finalmente ho finito!

Come vedi il tuo futuro? Cosa vorresti fare subito adesso? Una vacanza, una pausa o subito a lavorare?

Sono positiva. Per adesso vorrei prendermi una piccola pausa e ho in programma un viaggio in Giappone per quest’ anno, il paese dei miei sogni, architettonicamente parlando. Sono già in cerca di lavoro presso degli studi, spero di trovarne uno al più presto possibile a Roma o nei dintorni perché verso dicembre inizio un master sull’exhibit design alla Sapienza e riguarda appunto la progettazione dei padiglioni d’ esposizione, tema che ho portato alla tesi.

Torniamo leggermente in passato….  È stato difficile per te scegliere la facoltà?

Sì. Inizialmente ho fatto un anno di economia aziendale per seguire la massa, ma quando non hai la passione per una cosa, hai anche poca voglia di farla, per cui l’ anno successivo ho provato il test d’ ingresso di architettura. Ne sceglievano solo 145 su più di mille e ce l’ho fatta. In fondo essere architetto è sempre stato il mio sogno fin da bambina.

Il ruolo dei tuoi genitori e i consigli loro che sono stati come giuda per arrivare dove sei arrivata ora?

I miei genitori sono i pilastri della mia vita. Per quanto siano stati severi con me quando ero piccola, li devo ringraziare per averlo fatto e soprattutto per aver sempre appoggiato le mie decisioni e per avermi dato fiducia.  Non sarei riuscita a finire senza i sacrifici, l’ aiuto economico e l’ incoraggiamento dei miei.

La tua ispirazione nello studio?

È stato di grande ispirazione per me il relatore della mia tesi, l’ arch. Marino Moretti. È stato lui a farmi amare un ramo specifico dell’ architettura, quello dei padiglioni espositivi e tutto ciò che vi ruota attorno che è espressione di modernità e sviluppo.

E’ importante anche secondo te l’amicizia per lo studio?

Assolutamente sì. Sono sempre stata una ragazza un po’ cinica e poco socievole, ma aver incontrato le mie due migliori amiche, anche loro dottoresse di architettura, mi ha cambiato la vita. Sono loro che mi hanno sopportata e supportata in tutti questi anni, che mi hanno fatto diventare una persona matura e responsabile, che mi hanno insegnato a non mollare mai alle difficoltà che si incontrano nel nostro cammino. È importantissimo avere accanto delle persone che possono avere una buona influenza su di te e con cui puoi confrontarti.

Il messaggio ai ragazzi Filippini di oggi.

Se avete un sogno, fate in modo di realizzarlo a tutti i costi, non arrendetevi al primo ostacolo. E come ogni cosa difficile da ottenere, comporta un sacrificio: prima il dovere poi il piacere. Abbiate pazienza e costanza, non fatevi distrarre dai divertimenti: è bene prendersi una pausa e svagarsi di tanto in tanto, ma che non diventi una fonte di sviamento dai vostri obblighi. E siate umili: tutti noi abbiamo dei limiti. Se vi serve una mano, non esitate a chiedere consigli o aiuti ai vostri genitori o amici più stretti.