Il futuro è troppo grande. Re e Zhanxing arriveranno al cinema?

Cerca "produttori dal basso" il documentario sui due giovani figli di immigrati. La regista Buccheri: "Italiani che si affacciano su un Paese che sta cambiando, ma non abbastanza"

Roma – 9 settembre 2013 – Mancano meno di settecento euro per portare finalmente sullo schermo Re Salvador e Zhanxing Xu. L’entusiasmo di altri volenterosi “produttori dal basso” permetterà di completare la postproduzione di “Il futuro è troppo grande”, documentario che racconta la vita, le aspirazioni e le sfide di due giovani italiani dal nome straniero.
 
“L’obiettivo è vicino. Contiamo di poter fare la prima proiezione entro dicembre” conferma Giusy Buccheri, che insieme a Michele Citoni firma la regia del film. Un bel traguardo, che in alcuni momenti è sembrato impossibile: “Nonostante il grande interesse e il patrocinio di diverse istituzioni, nessuna di queste ha trovato le risorse necessarie per farci andare avanti”.

Ha funzionato idea di utilizzare il cosiddetto crowdfunding per pagare le ultime costose fasi di lavorazione dell’opera, che per il resto è coprodotta dagli stessi autori, dall’associazione Griò e dal Centro produzione Audiovisivi Università Roma Tre e dietro la quale c’è molto volontariato. Chi versa un contributo minimo di dieci euro si assicura il nome nei titoli di coda e una copia del dvd.
 

Il futuro è troppo grande ha seguito Re e Zhanxing  per due anni, nel delicato passaggio verso l’età adulta. “Il momento delle scelte di vita, dei progetti. I protagonisti si affacciano su un’Italia che sta cambiando, ma forse non è ancora cambiata abbastanza” racconta Buccheri. Le immagini riprese dai registi si alternando a quelle girate dagli stessi protagonisti, in modo che si mescolino i piani della narrazione e dell’autonarrazione.
 
Le storie dei due sono diverse e pesa certo il fatto che Re è cittadino italiano e di origine filippina, mentre Zhanxing deve scontrarsi con una legge che la considera ancora straniera a casa sua. Il primo vive più serenamente nella sua doppia identità, l’altra va in crisi, parte per la Cina per sei mesi, torna con una maggiore consapevolezza di essere italiana.
 
“Con Il futuro è troppo grande – dice la regista – abbiamo voluto anche contribuire al dibattito sulla riforma della cittadinanza. Facendo vedere due ragazzi normali, simili a tanti loro coetanei e perfettamente calati nella realtà di questo Paese. Sarebbe scontato considerarli cittadini italiani, purtroppo non è così”.
 
EP